Archivi per la categoria ‘"Se potessi avere...mille lire al mese"’

SE POTESSI AVERE … MILLE LIRE AL MESE

È il titolo della rassegna che si pone come obiettivo quello di approfondire le tematiche relative al lavoro e alla crisi dell’economia capitalista. In questi ultimi due anni una forte crisi ha investito l’economia di numerosi Paesi, modificando gli assetti internazionali sui quali si era sorretta per decenni. Nuovi profili drammatici si profilano all’orizzonte.

Purtroppo le televisioni nazionali hanno trattato la questone con un’enorme superficialità lasciando la popolazione immersa in un profondo stato confusionale.

Attraverso questi cinque film cercheremo di fare chiarezza sulle cause che hanno scatenato la crisi delle banche mondiali e le conseguenze più dirette che questo sconvolgimento planetario provoca o provocherà nel breve termine. Prima fra tutti: il lavoro.

L’industria  e l’agricoltura sono i due settori principali sul nostro territorio. Molto spesso dimenticati o lasciati in secondo piano rispetto ad un terziario molto più modernista, sono i primi a risentire di una crisi economica, il cui ordine di grandezza è calcolobile in base al numero di licenziamenti e di attività che dichiarano il fallimento. Due film in particolare, In Fabbrica e Terra Madre, ci illustreranno scenari passati, presenti e futuri, di questi due “mondi”, con l’intento di donare ad ogni cittadino che ne faccia ancora parte, una presa di coscienza del proprio ruolo, ancora fondamentale, all’interno della società.

WORKING MAN’S DEATH

un film di Michael Glowogger 

 

Workingman’s Death segue il lavoro dei minatori in Ucraina, di quelli che maneggiano i sulfuri in Indonesia, in Nigeria, in Pakistan, i lavoratori dell’acciaio in Cina, fino a spostarsi nella “civilizzata” Germania. Il documentario si prefigge di illustrare la condizione del massacrante lavoro manuale in tutto il mondo: lontano dallo scomparire, nonostante le conquiste tecnologiche, sta divenendo “invisibile” come le persone che sono costrette a farlo per un compenso irrisorio. A illustrare la ‘filosofia’ di questo interessante documentario bastano la prima delle cinque parti in cui è suddiviso e la citazione iniziale da Faulkner che si può riassumere così:” Non c’è niente nella vita degli uomini che si possa fare per otto ore consecutive. Né mangiare, né bere, né fare l’amore. Con un’eccezione: lavorare. E’ per questo che gran parte dell’umanità rovina la propria e l’altrui vita.” I minatori clandestini dell’ex Unione Sovietica in balia di un liberismo che ha annullato qualsiasi copertura sociale vengono seguiti, nel primo episodio, mentre scavano in cunicoli pericolosi per estrarre qualche chilo di carbone. Il modello che gli proponeva il regime comunista era l’indefesso operaio Stakanov. Quella che si trovano davanti ora è una vita come la sua senza più l’orpello della propaganda ma con l’ansia quotidiana di non sapere come dar da mangiare ai propri figli. Gli operai non sono più ‘compagni’(e non rimpiangono certo i passati governi) ma vorrebbero essere considerati ‘persone’. Le ferre leggi del ‘libero’ mercato non glielo consentono.

                               

“IN FABBRICA”

 

Un film di Francesca Comencini

“In Fabbrica” è una storia di volti, di facce operaie, un ritratto umano delle persone che hanno popolato e popolano le fabbriche italiane. E’ un omaggio al loro lavoro, ai loro gesti, alla loro professionalità. E’ un mosaico di voci, di dialetti, un ritratto della grande e della piccola fabbrica che insieme ci restituiscono un’immagine dell’Italia.
Questo racconto inizia dal cancello di una fabbrica degli anni Cinquanta. Dietro il portone una massa di lavoratori si prepara ad entrare, alcuni a piedi, altri trascinando una bicicletta o un motorino. Sono vecchie immagini degli archivi Rai, girate dentro una fabbrica siderurgica. All’interno gli operai sono al lavoro: precisi, puntuali calcolano i gesti, sopportano il rumore.
Da questa fabbrica del primo dopoguerra inizia il nostro viaggio attraverso la coscienza operaia del Novecento per comprendere e restituirne tutte le trasformazioni.
La narrazione è affidata alla voce degli operai, sono loro a raccontare il proprio lavoro, le aspirazioni, le sconfitte, le speranze. Il racconto è formato da interviste d’epoca, tratte dagli archivi Rai e Aamod, e da testimonianze dirette raccolte in una fabbrica di oggi. Dall’Italia contadina a quella del miracolo economico, dalle lotte dell’autunno caldo ai 35 giorni di sciopero serrato alla Fiat, fino ai giorni nostri attraverso i volti e le voci operaie.     

                              

“CAPITALISMO: UNA STORIA D’AMORE”

Nel ventesimo anniversario del suo rivoluzionario capolavoro Roger & Me, Capitalism: A Love Story riporta Michael Moore ad affrontare il problema che è al centro di tutta la sua opera: l’impatto disastroso che il dominio delle corporation ha sulla vita quotidiana degli americani (e, quindi, anche del resto del mondo). Ma questa volta il colpevole è molto più grande della General Motors e la scena del crimine ben più ampia di Flint, Michigan. Dalla Middle America fino ad arrivare ai corridoi del potere a Washington e all’epicentro finanziario globale di Manhattan, Michael Moore porterà ancora una volta gli spettatori su una strada inesplorata. Con umorismo e indignazione, Capitalism: A Love Story di Michael Moore esplora una domanda tabù: qual è il prezzo che l’America paga per il suo amore verso il capitalismo?