Archivi per la categoria ‘"Pronto? Chi parla?"’
CHE COSA MANCA?
Da una fiumara calabra a una notte catanese in cui i cani randagi girovagano senza meta per la città: tra questi due estremi “pieni di vuoto” si costruisce Checosamanca, opera collettiva, nata con l’intenzione di parlare del presente, preferendo l’azione al facile lamento sull’assenza dello stato e della politica.
Chiamati inizialmente alle armi 50-60 giovani registi, sono arrivate infine sullo schermo cinque storie che, riunite senza soluzione di continuità dalla montatrice Esmeralda Calabria (Il Caimano, Romanzo Criminale), formano un vero e proprio documentario sullo stato del nostro paese. Per dirla con Cesare Zavattini: “un cinema a dispense, sui bisogni primari del mondo, che hanno poco in comune con le vacanze di ferragosto in questi anni mostruosi che ci sforziamo mostruosamente a voler far sembrare non mostruosi”.
Storie di avvocati di strada, a Torino, che cercano di aiutare una madre e un figlio a rimandare lo sfratto. Storie di rinomati ricercatori universitari, a Modena, costretti a giornalieri comizi fra le gente per poter ricomprare il microscopio indispensabile al loro lavoro, che l’Università ha rispedito al mittente dovendo tagliare i fondi. Storie di operai e casalinghe del Nordest che si oppongono con tutte le loro forze di cittadini all’apertura di una zincheria sospettata di poggiare su una discarica di rifiuti tossici. Battaglie vinte, forse mai del tutto, e battaglie perse, anche quando la sconfitta ha dell’incredibile. Soprattutto, una fotografia delle contraddizioni dentro le quali ci muoviamo: Donato, in Puglia, ha scavato il suo pozzo abusivo e vende acqua a chi non ce l’ha. Illegale? Ma se le case sono state costruite senza permesso, perché fare un acquedotto? O ancora: la moglie non può avere il permesso di soggiorno perché il marito non ha casa, ma lui non può abitare dalla madre di lei perché altrimenti una casa non gli assegneranno mai.
In questo riuscito esperimento, che molto deve alle modalità delle migliori inchieste televisive ma sa prendersi la libertà espressiva che è prova d’indipendenza, sembra di risentire echeggiare davvero, a quarant’anni esatti di distanza, i progetti di Zavattini: “Un cinema della fretta”, per essere al livello dei bisogni urgenti, “un cinema di tanti per tanti” (Checosamanca è firmato da tutti, allo stesso modo), un cinema a bassissimo costo. Non c’è premura di arrivare a delle conclusioni; il metodo è già messaggio.
“REDACTED”
un film di Brian De Palma
Incentrato su un gruppetto di militari statunitensi di stanza presso un checkpoint in Iraq, Redacted alterna vari punti di vista cercando un equilibrio tra le esperienze di questi giovani sotto tensione, quelle degli esponenti dei mezzi d’informazione e quelle della popolazione autoctona irachena. Ispirato ad una storia vera che racconta lo stupro e l’uccisione da parte di tre militari di una ragazza irachena e tre suoi familiari.
“THE COVE”
un film di Louie Psihoyos
Immaginate di avere 150.000 dollari da spendere e di volere un delfino: con ogni probabilità, il vostro esemplare proverrebbe dalle acque di Taiji, una baia a sud di Osaka, in Giappone, trasformata ogni anno da pescatori senza scrupoli in una caccia al delfino che diventa una mattanza: un’inimmaginabile crudeltà che, in nome del divertimento dell’uomo, rifornisce parchi acquatici e sushi-bar di mezzo mondo.
The Cove, Oscar 2010 per il miglior documentario, nasce dalla trentennale esperienza di Ric O’Barry, un ex addestratore di delfini diventato uno dei più impegnati attivisti di tutti i tempi. È un’indagine serrata e mozzafiato sull’industria della sofferenza che uccide o rende schiavi ogni anno migliaia di delfini in nome dell’interesse economico e della stupidità umana.
La prossima volta che vi viene voglia di entrare in un parco acquatico, pensateci.
“BURMA VJ”
BURMA VJ è l’esaltante e commovente cronaca della “rivoluzione zafferano” birmana del settembre 2007, raccontata attraverso le immagini dei videoreporter clandestini di Democratic Voice of Burma che, rischiando torture e carcere, sono rimasti l’unica fonte di informazione da un paese in pugno a una spietata dittatura militare e impraticabile per i giornalisti stranieri. Migliaia di monaci buddisti, ispirati dalla figura della leader dissidente e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, scesero in strada per guidare i cittadini birmani in una protesta contro il regime di proporzioni mai viste, pronti a pagare il prezzo del loro coraggio.
Contrabbandati fuori dalla Birmania, i nastri dei reporter di DVB sono diventati il materiale prezioso che, nelle mani di Anders Østergaard e dei suoi montatori, si è trasformato in uno dei film documentari più forti e politicamente importanti degli ultimi anni, come confermato dagli oltre 40 premi in festival in tutto il mondo, dal successo e dall’emozione in occasione della presentazione allo scorso festival del settimanale Internazionale a Ferrara, e dalla recente nomination all’Oscar®.
“VIDEOCRACY”
Erik Gandini vive in Svezia ma è nato e cresciuto in Italia. Con Videocracy, torna nel suo paese d’origine, per raccontare dall’interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da trenta anni. E riesce a ottenere l’accesso esclusivo alle sfere più potenti, rivelando una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale.
Erik Gandini: In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine. In Italia un solo uomo ha dominato le immagini per più di tre decenni. Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto caratterizzato da politica e intrattenimento televisivo. “Videocracy” è un ritratto impietoso dell’Italia contemporanea, un Paese fatto più da telespettatori che da cittadini. Un popolo pronto a tutto per uno scampolo di notorietà catodica.
“DRAQUILA – L’ITALIA CHE TREMA”
Trema l’Italia. Per i privilegi di pochi, per le leggi ad personam, per l’appropriazione indebita dei fondi pubblici, per la corruzione, per le caste, per i servizi negati ai cittadini, per la speculazione edilizia. Trema e si sgretola lentamente. Non restare a guardare. Dai una scossa al cambiamento. Il diritto di espressione è il cemento della democrazia.
“PRONTO? CHI PARLA?”
È il titolo della rassegna incentrata sul tema dell’informazione. Carta stampata, radio, cinema televisione, internet. Fin dalle sue origini, ogni mezzo di comunicazione di massa, ha cercato di giustificare la sua esistenza proponendosi come mezzo privilegiato per la rappresentazione della realtà. Una rappresentazione “spettacolarizzata”. Un uso lecito se l’obiettivo finale è quello di veicolare una verità.
Il giornalismo si è sempre servito di questi mezzi per soddisfare il nostro desiderio di essere informati. Desiderio che è anche diritto di ogni cittadino. Ma ancora oggi, in Paesi in cui la democrazia fa rima con autocrazia, questo diritto non viene rispettato; ostacolato con ogni metodo, con l’unico scopo di favorire l’interesse di pochi.
La visione di questi film illustrerà le difficoltà di continuare a percorrere un mestiere, il giornalista, che attraverso riforme e cavilli burocratici , si vede limitare la sua libertà di espressione con conseguente compromissione del nostro diritto di conoscere la verità.
Nonostante le difficoltà, apparentemente insormontabili, un nuovo giornalismo è possibile. Mezzi di registrazione alla portata di tutti, un attivismo freelance, e il supporto di internet, saranno le carte vincenti per continuare a soddisfare la nostra sete di sapere.





